Snuff Movies
di Maria Zurzolo (2005)
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1. Introduzione
Il cinema favorisce la riflessione, e così è stato. Ciò che ha stuzzicato la mia curiosità e ha contribuito ad alimentare l’interesse per la ricerca e l’approfondimento di tale argomento, è stata la visione, non molto tempo fa, di un film che trattava questo tema. Mano a mano che i titoli di coda scorrevano, una domanda faceva capolino nella mia mente: “Sarà tutto vero o è solo frutto della fervida immaginazione di un regista?” Tuttavia, riflettendo più a fondo, mi resi conto che il punto focale di tale questione non poteva essere l’autenticità o la falsità di tali filmati, ma piuttosto la possibilità che potesse effettivamente esistere un interesse a realizzare tali pellicole e gente disposta a spendere cifre di denaro esorbitanti per poterne entrare in possesso. Cosa spinge questi soggetti ad eseguire tali atti inspiegabili? Cosa scatta nella loro mente? Perché avvertono la necessità di infliggere dolore e godono nel farlo? Cercherò, attraverso questo lavoro, di chiarirlo analizzando il mondo degli snuff movie e coloro che entrano a farne parte. {mospagebreak}
2. Cosa sono gli Snuff Movies?
La parola inglese “snuff”, sinonimo del termine “sniff”, significa letteralmente annusata, fiutata, sniffata ed è, nel linguaggio comune, riferita di solito al tabacco da fiuto. Nonostante ciò, ha cominciato ad assumere significati che nulla hanno a che vedere con il tabacco in senso stretto, ma che ne racchiudono bene il significato originario. La parola snuff di fatto, può essere intesa anche nell’accezione di "morire, spegnersi” con riferimento alla vita umana. Vengono, infatti, denominati “snuff movies” quei video illegali, a sfondo pornografico, in cui gli attori sono sottoposti a sevizie reali e prolungate che si concludono con la morte del protagonista. Proprio per questo motivo, a mio avviso, a tali pellicole è stata data la denominazione di cui sopra, perchè nei filmati si può assistere direttamente alle atrocità commesse da soggetti che possono decidere di strappare lentamente e trucemente l’ultimo “respiro, soffio, alito” di vita alla povera vittima di turno. L’esistenza degli snuff movie è da sempre avvolta in un alone di mistero. Molti tendono a liquidarla come una leggenda metropolitana, mentre altri ritengono ci possa essere un legame molto forte tra la realizzazione di queste pellicole e la criminalità più bieca che, accrescerebbe il suo potere grazie ai cospicui introiti derivanti dalla commercializzazione clandestina. Sta di fatto che la sottile linea di confine che delimita la finzione dalla realtà è veramente labile. Elemento centrale degli snuff, è il sesso nelle sue forme più violente, crude e umilianti. A questo punto ci si potrebbe domandare quale sia la differenza fondamentale tra lo snuff e la pornografia estrema. Nell’industria della pornografia classica, ad oggi, stili e generi sono sempre più suddiviso in settori specifici, spostandosi dal softcore all’hardcore fino ad arrivare all’allsex, quest’ultimo invaso da innumerevoli specialità che richiamano la maggior parte delle parafilie conosciute: si va dal sadomaso al fetish, dal bondage al fist fucking, dal pissing all’animal, dal pregnant al gang-bang. Ma, mentre nella pornografia è l’occhio di chi osserva a sancire la linea di demarcazione tra “normalità” e “devianza” (se la modalità utilizzata risulta essere esclusiva per raggiungere l’eccitazione e l’orgasmo), negli snuff la patologia risiede non solo in chi guarda, ma nella realizzazione stessa della pellicola. Infatti, sono tre gli elementi chiave che consentono di definire lo snuff come “video dell’orrore”: innanzi tutto ciò che si trova sparso nella pornografia viene potenzialmente ad unirsi in un unico prodotto elevato a livelli estremi, inoltre c’è la non consensualità del protagonista e soprattutto il risultato finale: la morte. Al sesso si lega implacabilmente l’altro fattore fondamentale: la violenza. In ognuno di noi si cela una metà oscura più o meno manifesta, affascinante ma difficilmente accettabile dai più. Molti sentono il bisogno di provare emozioni forti e viscerali come la paura, scavando nell’animo e mettendosi di fronte ai desideri inconfessati e destabilizzanti. Quello che lo snuff propone è proprio questo, ma con un impatto più crudele e spaventoso ottenuto grazie alla realtà delle immagini. Esiste una gran bella differenza emotiva nell’assistere ad una scena puramente costruita ad hoc dai maestri degli effetti speciali e una in cui l’accanimento verso un proprio simile è reale in tutta la sua ferocia. Lo snuff potrebbe essere considerato come una derivazione naturale del realismo se non fosse per il fatto che l’argomento di discussione sono persone che, in nome di questo realismo, vengono umiliate nel corpo e nello spirito fino alla distruzione finale. La storia degli snuff movie affonda, le sue radici nei più conosciuti e osannati mondo movies, genere che imperversava durante gli anni settanta e nel quale sono catalogati tutti quei documentari shock (shockumentary) che hanno come argomento principale, la documentazione e l’esame approfondito di realtà terrificanti e raccapriccianti che, dovrebbero essere colte tempestivamente nel momento in cui si verificano. L’intenzione di scioccare lo spettatore è alla base di tutti i film mondo e infatti, gli scenari spaziano da situazioni singolari e curiose della nostra società al sesso più estremo, da usanze insolite di tribù africane a scene cannibal. I mondo movies, per certi versi, non fanno altro che spettacolarizzare ciò che quotidianamente viene riportato da tv e giornali: non sono forse da considerare “mondo” le atrocità che ogni giorno riempiono i nostri giornali, telegiornali e programmi televisivi, cercando costantemente di proiettare lo spettatore nella “real-tv”, all’interno della cruda realtà dell’evento? La differenza fondamentale tra i mondo movies e gli snuff movies si fonda sul fatto che teoricamente i mondo si limitano a registrare un episodio che si sarebbe comunque verificato, indipendentemente dalla presenza di registi e cameraman che nè contribuiscono, nè ostacolano il compimento del fatto stesso. Molte volte però l’irrefrenabile necessità di un’obiettiva informazione e del dovere di cronaca viene clamorosamente smentita da episodi di alterazione degli eventi: manipolando in un modo o nell’altro la realtà e gli avvenimenti in essa contenuti, il risultato sicuramente rimane invariato, ma le intenzioni e i propositi di chi sta dietro la macchina da presa appaiono sicuramente discutibili. Gli snuff, invece, sono programmati e creati con la consapevolezza e la volontà di ottenere un risultato preciso: la lenta morte di soggetti causata da torture e sevizie prolungate.
3. Analisi del fenomeno
Il fenomeno degli snuff movies, ha assunto aspetti e connotazioni terrificanti. Un numero incredibile di persone, soprattutto bambini, ogni anno scompare nel nulla e di loro non si ha più traccia. Sembrerebbe che la maggior parte siano vittime rapite o acquistate nei paesi poveri, nelle fasce sociali marginali e tra le popolazioni provate dalla guerra per essere poi destinate al mercato della pedofilia, del commercio di organi, del satanismo, della pornografia estrema e molto probabilmente degli snuff. Sono infatti la guerra e la povertà due delle piaghe sociali che mettono più facilmente a disposizione soggetti da sacrificare nelle mani di questi criminali. Molti sono i fatti di cronaca che sostengono tale teoria. Sconcertanti sono le barbarie compiute in Belgio dal “mostro di Marcinelle”, Marc Dutroux. Dietro un apparente serial killer solitario sembrerebbe nascondersi una lobby di potere che, grazie a Dutroux, soddisfaceva i suoi più sadici desideri senza nessun tipo di coinvolgimento giudiziario. A quanto emerso dalle indagini, Dutroux filmava le violenze inferte alle piccole vittime. Sarebbero state ritrovate nella sua abitazione più di 600 videocassette porno, in cui lui stesso, sua moglie e altre persone non identificate stupravano e torturavano bambini di sei - otto anni.4. Gli esecutori: sadismo
Il termine “sadismo” prende il nome dallo scrittore francese, Donatien Alphonse Francois de Sade (il Marchese de Sade) in merito alle sue opere cariche di estrema crudeltà sessuale. I comportamenti sadici includono imprigionare, bendare, fustigare, percuotere, torturare fino ad uccidere. L’attività sadica di solito è presente sin dalla fanciullezza sotto forma di fantasie e spesso è agìta più tardi come zoosadismo. Il sadico, dunque, è colui che per eccitarsi sessualmente deve necessariamente infliggere dolore e umiliazione al partner. La relazione risulta completamente distorta: non esiste alcun tipo di reciprocità, di coinvolgimento emotivo, se non nel godimento, da parte del sadico, dell’espressione di paura, angoscia e dolore negli occhi della vittima. L’altro esiste solo come mezzo per soddisfare il proprio bisogno di punire, umiliare, annientare. Il desiderio primario non è quello di godere di un corpo privo di vita, ma di protrarre a lungo le torture per aumentare il suo piacere, ed è proprio per tale motivo che si differenzia dalla necrofilia. Un aspetto fondamentale che caratterizza la personalità sadica è lo sbilanciamento del potere. Egli ottiene il completo controllo dell’altro, può decidere della sua vita, come farebbe con un oggetto, manipolandolo, torturandolo e assoggettandolo al suo volere. Tale comportamento però è rivolto solo verso soggetti palesemente più deboli, che garantiscono sicurezza e prevedibilità nelle azioni: l’incertezza e il non controllo lo spaventano. Attua in questo modo una rivalsa, una compensazione al suo senso di impotenza e inadeguatezza che permea la sua vita. Gli esecutori materiali dello snuff, coloro che decidono di essere gli interpreti attivi di un evento così estremo, appartengono alla categoria dei sadici assassini. Il sadico assassino è spinto da un sentimento violento, non necessariamente legato ad aspetti sessuali, che lo spinge a torturare la vittima fino ad ucciderla. All’interno di questa tipologia, per quanto riguarda lo snuff, potremmo tuttavia suddividere i sadici voluttuosi, coloro che praticano tale perversione principalmente per il puro piacere sessuale derivante dalla tortura, dai sadici venali, attirati dal guadagno sottostante e per il cui raggiungimento farebbero qualsiasi cosa.5. I fruitori: voyerismo
Il “voyeurismo”, detto anche scopofilia, indica il piacere sessuale derivato dal guardare le attività erotiche e/o gli organi sessuali di una o più persone, di solito ignare. L’attività sessuale è unicamente autoerotica (messa in atto nel momento stesso della visione della scena o avvalendosi del suo ricordo) e non esige il contatto, per stabilire una relazione, con l’oggetto di interesse. Il voyeurismo si manifesta, generalmente, prima dei 15 anni, il suo decorso è cronico e interessa maggiormente il sesso maschile. Ciò probabilmente perchè esistono differenze fondamentali tra donne e uomini per quanto riguarda le vie per il raggiungimento dell’eccitazione: mentre gli uomini utilizzano principalmente il canale visivo, le donne, hanno bisogno maggiormente del senso del tatto. Alla base di questa perversione sembrerebbe esserci la paura del contatto e, di conseguenza, del rapporto sessuale, causata dal timore della responsabilità tipica del coinvolgimento in una relazione d’amore. Evitando la reciprocità dell’atto sessuale questi soggetti si pongono a riparo da rischi derivanti da possibili rifiuti e frustrazioni. Ciò che caratterizza, in effetti, la personalità del voyeur è la bassa autostima e il senso di inferiorità che lo “obbliga” a nascondersi. Nel voyeur agisce, inoltre, un meccanismo che gli permette di dare libero sfogo ai suoi fantasmi senza il rischio di un confronto reale. Come tutte le altre parafilie anche il voyeurismo, per essere definito tale, deve sostituirsi completamente al coito finendo per intrappolare il soggetto in una sorta di rituale obbligatorio, necessario per soddisfare il desiderio sessuale. In riferimento a ciò potremmo considerare, il fenomeno del voyeurismo televisivo. Ultimamente la televisione è sempre più affollata da ogni tipo di reality show che punta a mostrare al telespettatore ogni aspetto della vita reale senza, o perlomeno con pochi, filtri. Si va dalle ormai storiche Candid camera, dove i protagonisti sono totalmente ignari, a tutti quei format, con a capo il Grande Fratello, nei quali il “voyeurismo” dei telespettatori si mescola all’“esibizionismo” dei protagonisti. Chi di noi, nonostante molti neghino, non ha mai dato uno sguardo, seppur furtivo, a qualcuno di questi show? Solo nel momento in cui questo interesse comincia a compromettere e/o danneggiare la vita sociale e relazionale del soggetto potrebbe considerarsi patologia, altrimenti è solo da ritenersi una piacevole curiosità. In modo analogo il destinatario dello snuff movie potrebbe essere o un semplice curioso che, non trae piacere dalla visione di questi filmati, ma vi si accosta solo perchè spinto dal desiderio di conoscere, oppure un voyeur sadico che desidera dare sfogo a questi suoi bisogni e, per farlo, non esita a sborsare grosse quantità di denaro. Far immortalare in una videocassetta la tortura e la morte di qualcuno gli consente di soddisfare il suo sordido desiderio sessuale stando comodamente seduto sulla poltrona del suo salotto, senza dover fare i conti con il rischio e la paura che comporterebbe altrimenti tale pratica. Sotto questo aspetto la tecnologia ha contribuito a rendere la vita del voyeur molto meno difficoltosa: egli non deve più per forza uscire di casa, ed esporsi in prima persona ad un rischio costante, per dare libero sfogo alla sua perversione ma può, molto più semplicemente, affittare una videocassetta o collegarsi a internet.6. Le vittime: masochismo?
Il termine “vittima” è abitualmente attribuito a soggetti che subiscono passivamente abusi, maltrattamenti o danni di ogni genere. Tuttavia la vittima, in certe occasioni, può partecipare attivamente e volontariamente allo svolgersi dell’azione criminosa o addirittura dirigerla. Si tratta di soggetti comunemente denominati masochisti. Il masochista non si lascia maltrattare assoggetandosi passivamente ai desideri dell’altro ma è sempre colui che dirige ogni azione facendo credere che sia l’altro a farlo. Andiamo alle origini: fu lo scrittore Leopold von Sacher Masoch a dare il nome a questa perversione, infatti i suoi personaggi traevano piacere erotico da maltrattamenti e umiliazioni. Più genericamente il masochismo può essere definito come la predisposizione a ricercare la propria sofferenza fisica o mentale. Nello specifico il masochismo sessuale implica il raggiungimento del piacere sessuale grazie alla sofferenza ricevuta. Alcune attività tipiche del masochismo producono piacere quando sono autoinflitte e possono non richiedere la partecipazione di un secondo soggetto, mentre per altre si rende necessaria un’altra presenza. Le pratiche sono le più svariate e contemplano: costrizione fisica, percosse, fustigazioni, ferite, perforazioni e vari tipi di umiliazione come farsi urinare e/o defecare addosso, farsi insultare o rivestire un ruolo reso volontariamente mortificante. Sembrerebbe assurdo poter pensare che il dolore fisico possa produrre piacere, ma non bisogna sottovalutare il fatto che non c’è inconciliabilità assoluta tra queste due sensazioni: dal punto di vista fisiologico, sarebbe complicatissimo distinguere i centri cerebrali del piacere da quelli del dolore perchè sono strettamente intrecciati tra loro. L’insorgenza dei comportamenti masochistici si colloca nella prima età adulta e, di solito, ha un decorso cronico. Le vittime degli snuff sono prevalentemente individui inconsapevoli e non consenzienti. Esiste però una percentuale di soggetti, seppur minima, che si offre intenzionalmente per farsi torturare e uccidere. È il caso del “cannibale di Rotenburg”, Armin Meiweis, che aveva conosciuto l'ingegnere berlinese Bernd Juergen Brandes, dopo aver pubblicato un annuncio su Internet nel quale cercava candidati disposti a farsi mangiare. L’ospite, al suo arrivo, concordò con il suo carnefice come realizzare una comune fantasia, mangiare un pezzo della propria carne. Dopo aver ingerito tranquillanti e bevuto una bottiglia di alcool per mantenere un minimo di lucidità, decise di farsi tagliare il pene, cuocerlo e mangiarlo insieme a lui. Dieci ore più tardi, dopo che la vittima iniziò a perdere conoscenza per il forte versamento di sangue, Meiweis gli tagliò la gola e lo fece a pezzi. Una videocamera filmò passo passo le scene dell’orrore e, la videocassetta visionata durante il processo, consentì a Meiwes di dimostrare la volontà della vittima a partecipare. Sembrerebbe che circa duecento persone avessero risposto all’annuncio e almeno quattro avessero incontrato il cannibale per soddisfare questo suo/loro desiderio. É sicuramente agghiacciante la volontà di uccidere e mangiare un uomo, ma lo è ancora di più il proporsi e l’accettarsi consapevolmente come vittima.
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